Installa questo tema

Ridi Roma, ridi amore,
dice il telegiornale,
che la fine si avvicina,
io mi invento un gran finale. 

Piangi Roma, ti fa bene…

(Baustelle feat. Valeria Golino)


actegratuit:

Un internato dell’ex ospedale psichiatrico di Sassari..
 Vincenzo Barreca

actegratuit:

Un internato dell’ex ospedale psichiatrico di Sassari..

Vincenzo Barreca


Per sconfiggere la mafia è necessario un esercito di maestri elementari

(Gesualdo Bufalino)

“Io non so cosa sia la mafia perché non l’ho mai vista”. C’era poco da aggiungere. Era una ragazza di Verona, ci trovavamo entrambe a Cosenza. Stava seduta una fila davanti la mia, durante una conferenza che parlava di legalità, di informazione. Di mafia, appunto. E lei chiese di poter parlare, di poter esprimere il suo disorientamento nel sentire dire di qualcosa che credeva non conoscere. Io, alle sue spalle, ragionavo su cosa potesse rendere mai me più consapevole di lei sull’argomento. 

Questa cosa del vedere come accredito di veridicità mi aveva buttato parecchio in paranoia. Non mi ero mai trovata faccia a faccia con nessun capo clan, e non ero ancora nell’età della ragione quando il tritolo esplodeva a Palermo. Oltretutto, io, a Palermo ci sono andata per la prima volta solo un anno fa, nonostante non sia poi così distante da Catania. Quindi forse è la percezione sensoriale chiamata in causa sbagliata? Forse non si vede ma si sente, la mafia. O forse è una questione di tattodi gusto. 

La conferenza terminò, non c’era più tempo per altri interventi. Alla fine, avrei voluto chiederglielo cosa fosse per lei la mafia. Non è forse mafia la prevaricazione del più forte sul più debole? Le tangenti, le estorsioni, il racket? Non è forse mafia l’arroganza del politico di turno che pensa a tutto meno che a svolgere il ruolo che è chiamato a compiere? Non è forse mafia, chessò, una raccomandazione? 

Ecco il paradosso: certi problemi sembrano più reali quando assumono una forma e dei contorni, altrimenti è come se non esistessero. E bisogna immaginarla necessariamente caostica, cinematografica, questa mafia, perché sia vera. Invece, é una cosa così dannatamente normale che se fosse anormale, almeno, la si potrebbe circoscrivere ad un determinato ambito, additandola come eccezione. 

La mafia la conosce solo chi la vede, dicevamo. Eppure ogni giorno, ciascuno di noi, deve scontrarsi per ragioni diverse con atteggiamenti proto mafiosi. Che forse fanno meno paura perché sanno essere discreti, silenti e senza spargimenti di sangue. Ma la sostanza non cambia, cambia la forma. 

La mafia la conosce solo chi la vede.  O forse non la si vuol vedere. E la trattiamo come un qualsiasi fenomeno di folklore, e ci risentiamo quando i turisti ci danno dei “mafiosi”, e storcendo il naso ci piace dire che “l’Italia è anche altro”.  Però, non si spiega perché, abbiamo ancora bisogno di eroi per non sporcarci troppo le mani.

Già, gli eroi. Queste figure epiche pronte a portare sulle spalle il peso di colpe ataviche. Questa devozione nazional popolare al martirio. Eroi, protagonisti di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di se stessi, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune. 

A noi piace proprio l’idea che ci sia qualcuno pronto a fare quello che dovremmo fare tutti. E non per eleggerlo a modello da seguire. A noi serve qualcuno che si esponga, che ci faccia vedere quanto sia difficile essere corretti e onesti in questo Paese. Serve qualcuno che ci faccia sognare, togliendoci comunque dall’imbarazzo di ogni responsabilità. 

La mafia la conosce solo chi la vede. Chissà se questi eroi avevano uno sguardo più consapevole del nostro. O forse no, ma di certo avevano le idee chiare sul senso del dovere e della legalità, su cosa volesse dire avere una coscienza civica. Chissà se avrebbero barattato volentieri i loro allori con una maggior consapevolezza comune. Chissà se è giusto chiamarli eroi, porre un muro, una linea di confine tra noi e loro. Come a dire che tutto ciò che sta dall’altra parte è utopico, difficile da praticare, disumano, eroico appunto. Chissà cosa avrebbero risposto loro a quella ragazza di Verona, seduta una fila davanti a me, con i capelli sciolti sulla spalle e una aria distratta dalla vita. 


Io vi perdono, ma voi vi dovete inginocchiare


Rosaria Schifani. Aveva 22 anni quando il marito, Vito Schifani, perse la vita a soli 27 anni nella strage di Capaci. Era al volante della Fiat Croma che avrebbe riaccompagnato il giudice Falcone da Punta Raisi a Palermo. Era il 23 maggio 1992. 

Io vi perdono, ma voi vi dovete inginocchiare

Rosaria Schifani. Aveva 22 anni quando il marito, Vito Schifani, perse la vita a soli 27 anni nella strage di Capaci. Era al volante della Fiat Croma che avrebbe riaccompagnato il giudice Falcone da Punta Raisi a Palermo. Era il 23 maggio 1992. 

I Peanuts sono una filosofia di vita #2

I Peanuts sono una filosofia di vita #2

La giraffa ha il cuore lontano dai pensieri. Si è innamorata ieri, ancora non lo sa.
 - STEFANO BENNI (via cisonosoloio)

oliphillips:

Multiple Exposure Photographs

by Stephanie Jung

Mi contraddico? Ebbene sì, mi contraddico.
Sono vasto, contengo moltitudini.
Walt Whitman
Riappropiarsi di tutto.
Anche di te.